mercoledì 23 maggio 2018

Salario di cittadinanza e la bussola che non c'è


Se dovessimo seguire i canoni dell'economia reale, non dovremmo dimenticare che solo il lavoro vero - quello che produce ricchezza alla collettività, insieme a reddito a chi lo esercita - conta davvero. Per me lavoro vero è quello dei migranti che ripuliscono le strade di Ostia in cambio di una moneta facoltativa. Pessima modalità per un lavoro vero. E' lavoro vero quello dei giovani sottopagati, in attesa di un salario minimo a venire, che servono con grazia nei bar e ristoranti. Non è lavoro vero quello dei gladiatori di latta al Colosseo. No è lavoro vero quello degli abusivi che riempiono i marciapiedi di merci fasulle. Non è lavoro vero quello dei tabaccai che vendono mille varianti di gratta e vinci alle pensionate. Se questo è vero, ci sono tanti lavori finti da promuovere e tanti da rimuovere. Se questo è vero, il salario di cittadinanza non è spreco solo se accompagnato da lavoro socialmente utile o - meglio - se inserito in un quadro di apprendistato pubblico che accompagni o ri-accompagni al lavoro chi lavoro non ha. Un anno di tempo per riformare i servizi per l'impiego? Un anno può bastare solo nel caso difficilissimo che si acquisisca la bussola giusta.

sabato 19 maggio 2018

La meglio gioventù e quella fortunata


Stamattina ho partecipato, alla biblioteca Elsa Morante di Ostia, all'incontro per la presentazione del libro di Daniele Errera e di Livio Ricciardelli "Il cinema di David Lean" (edizioni Efesto). Non conoscevo Livio, ma conosco da tempo Daniele. Da dieci anni, cioè dal mio trasferimento ad Ostia. L'ho conosciuto come segretario dei locali giovani PD. L'ho conosciuto multiforme ed attivo su tante cose: la politica, il volontariato (con periodiche iniziative di promozione della donazione del sangue, e non solo), come promotore di varie occasioni di formazione per gli adulti (ho frequentato un corso di inglese da lui promosso), come studente ed ora laureato in economia, come autore di un precedente libro, assai stimolante, sul tema del rapporto calcio e contesto politico. Non l'ho incontrato come pony express, il suo lavoro, quello con cui si mantiene. Stimolante anche il libro presentato oggi, con il brillante coautore. Una presentazione iniziata con la domanda: "Conoscete David Lean"? Quasi nessuno nella sala affollata da giovani e da pensionati lo conosceva. La seconda domanda : "Avete visto "Il dottor Zivago, "Lawrence d'Arabia", "Il ponte sul fiume Kuway"? Sì. Appunto il libro indaga anche sul fenomeno per cui talvolta conosciamo più gli autori, talvolta i film di cui invece ignoriamo i registi. Benché premiati due volte con l'Oscar, come Lean. Mi interessa però dire della meglio gioventù italiana che pensa, fa progetti, consegna pizze e produce parallelamente un lavoro vero e non pagato. Quanto resisterà la meglio gioventù prima di darsi alle birrette o scappare via?
Tornato a casa, invece che il telegiornale, in Tv ho trovato le nozze di Harry e Meghan. Ho pensato quanto conti la Fortuna nel mondo ed anche nel liberale Regno Unito. Ho sorriso, ma - giuro- senza acrimonia, quando il sacerdote officiante chiedeva agli i sposi di promettersi fedeltà nella ricchezza e nella povertà. Quale povertà? Ho sorriso quando ho appreso che Meghan si è convertita al rito anglicano. Avrebbe potuto non farlo? Ho pensato che neanche i privilegiati sono liberi ovviamente e che il privilegio non li assicura dal dolore. E non me ne compiaccio affatto. Ho pensato agli sposi che il caso ha scelto come oggetto del nostro voyeurismo. Nient'altro. Un abbraccio al mio amico Daniele.

venerdì 18 maggio 2018

Il linguaggio onesto per un'Italia seria


Sarebbe onesto dire: "Non vogliamo migranti". Discutibile, pensando fra l'altro, che siamo un Paese a rischio di estinzione demografica. Onesto comunque dirlo. Però direi che è disonesto aggirare il tema proponendo la lotta al "business sugli immigrati". Anche perché è nelle mani della politica che non ci sia business alcuno, pur accogliendo. Anche pretendere una revisione del trattato di Dublino e che il peso dei migranti sia distribuito in Europa sarebbe cosa sacrosanta. Assai più che pretendere la cancellazione del debito per farci una pizza a spese dei creditori.

Promessa e tifo


Prometto di fare il tifo per il governo prossimo venturo. Lo farò facilmente perché non ho tessere. Lo farò perché si deve. Lo farò, ma temo che sarà un disastro. Diciamo che le critiche che farò si debbono interpretare come contributi al successo del governo. Che di critiche e suggerimenti avrà bisogno.

Promemoria per il tempo atteso della serietà e della ragione


Non dire e non proporre cose come "dare lavoro" o "creare lavoro". Sono frasi infette. Perché suggeriscono che sia auspicabile qualunque attività che dia reddito, compreso l'impiego nelle slot machine, come gladiatori al Colosseo, come impiegati nelle fabbriche di mine, come operai addetti alla cementificazione delle coste, etc. Perché suggeriscono che gli sprechi, i consumi e i festini dei più ricchi sono una manna per i più poveri che vi trovano impiego. Perché non bisogna separare il reddito di chi lavora dalla bussola dei servizi alla collettività. Diciamo allora: "Non sprechiamo nessuno". Diciamo: "Tutti al lavoro vero". Si può e si deve.

mercoledì 16 maggio 2018

Loro, chi? Lui, chi?


Ho sentito pareri diversi sull'ultimo lavoro di Sorrentino. Giorni fa ad esempio Rampini e Severgnini. Per il primo un capolavoro assoluto. Per il secondo un capolavoro mancato.Io resto fedele al metodo di registrare le mie emozioni e poi analizzarle. Ebbene, né Loro 1, né Loro 2 mi hanno procurato grande emozione. Diversamente da "La Grande bellezza" e da "Il divo" dello stesso autore. Dubito anche che una buona qualità del ri- montaggio, necessario per l'annunciata edizione unitaria dei due Loro, per il mercato internazionale possa rendere il film memorabile.
Sorrentino ha dichiarato di non avere voluto un film militante, antiberlusconiano. D'accordo. Però il film raccoglie sostanzialmente il noto repertorio. E lo fa proprio narrando quel repertorio: soprattutto quello del Berlusconi gaudente; ma anche quello dell'acquirente di parlamentari responsabili, etc. Mescolando personaggi della realtà, con nome e cognomi noti, e personaggi con altri nomi, l'attenzione dello spettatore (la mia almeno) è sviata alla ricerca di quelle identità senza nome. Quello, il poeta cortigiano, è Bondi. Lei è Santanché, giacché Berlusconi d ice che con lui condivide lo stesso chirurgo plastico. Etc. Sorrentino non ha voluto metabolizzare e sintetizzare quelle storie. Non facendolo si è lasciato imbrigliare da un calco verosimile della realtà. Così resta in uno spazio di mezzo rispetto al Berlusconi inventato da Moretti e da quello del documento su Berlusconi di Sabina Guzzanti. Sorrentino ci racconta quindi a lungo, molto a lungo, quei Loro che sono i cortigiani, politici e faccendieri che debbono ridere alle sue barzellette perché non hanno altre risorse per trovare un posto nel mondo. E le olgettine che si contendono l'alcova e subiscono preventive ispezioni. Loro sono anche gli uomini che lavorano a salvare il salvabile all'Aquila distrutta anche dagli altri Loro che hanno fatto economia dove non si doveva e che poi hanno riso felici perché il disastro produce "lavoro" e profitti. Quegli uomini che lavorano davvero sono inquadrati nella scena più bella del film, in una inquadratura buia e cupa, mentre tirano il fiato. Una scena che arriva forse troppo tardi. Con i sottotitoli che scorrono mentre il pubblico si alza dalle poltrone in sala. Beh, sto raccontando un film che in parte non c'è e che poteva esserci.

2030:lezione in una classe elementare


Nelle classi elementari del 2030, nella materia (se ci saranno le materie) "cultura politica" una lezione - La sovranità - inizierà col motto partenopeo "ca nisciuno è fesso". E si svilupperà così. "Sovranità significa partecipare alle decisioni in un territorio e in una comunità determinata. Se si conviene che nel nostro piccolo territorio decidiamo solo noi, dobbiamo accettare che gli altri decidano da soli nel loro territorio. Quindi gli abitanti della foresta amazzonica potranno decidere di abbattere la "loro" foresta per cuocere caldarroste, anche se a noi mancherà l'ossigeno. Ogni comunità potrà riempire di plastica il proprio mare e pazienza se il mare che non ha patria porterà una dose di quella plastica a noi che usiamo solo contenitori biodegradabili. Ogni comunità potrà sperimentare la sua atomica nel proprio cielo e pazienza se un po' di radioattività non sarà risparmiata a noi che rifiutiamo l'atomica. Infine, non è scontato che noi ci si possa indebitare con i pensionati tedeschi e norvegesi, quindi stracciare il debito per amore sviscerato verso i nostri pensionati e poi contrarre nuovi debiti. P.S. Cari bambini, nel 2018 tutto questo non era chiaro neanche agli adulti. Neanche ai governanti. Che però forse fingevano di non saperlo. Cosa significhi "fingere", anche con se stessi, per restare a galla è l'argomento della prossima lezione".