lunedì 23 ottobre 2017

I costi della politica, quelli dei politici e quelli del nostro innamorarci


Credo che a scuola dovrebbero insegnarci a comprendere l'ordine di grandezza di tanti costi, compresa quelli della democrazia. Impareremmo che 100 parlamentari in meno ci farebbero risparmiare pochi euro l'anno, che forse sarebbe utile risparmiare e forse no, se ci preme una maggiore rappresentanza. Pochi euro risparmieremmo anche se si riducesse drasticamente la retribuzione di ogni parlamentare. Con effetti però sicuramente positivi, in questo caso, per la sobrietà e qualità della politica. Assai più risparmieremmo se decidessimo di abrogare le Regioni, semplificando la macchina dello Stato. Ma molto di più, incommensurabilmente di più, guadagneremmo se sapessimo emanciparci dalle narrazioni della politica. Ricordandoci che un politico può avere convenienza a rischiare di bruciare la foresta comune per farsi un uovo al tegamino. Fuori di metafora, lo sconosciuto fino a ieri governatore catalano Puigdemont sarebbe rimasto uno sconosciuto e una comparsa della Storia se non si fosse intestato la battaglia indipendentista. Ed opaca sarebbe rimasta di converso l'immagine del premier Rajoy se non avesse risposto a muso duro, in nome di valori opposti recuperati nel deposito di trame e narrazioni disponibili. Incommensurabile il costo dello scontro per la Spagna e soprattutto per la Catalogna con la fuga di imprese e capitali. Ma dialogare, comprendere e mediare avrebbe giovato solo al popolo catalano e al popolo spagnolo. Non avrebbe giovato ai due protagonisti dello scontro. Che, come assai spesso capita, hanno preferito il loro uovo al tegamino al bene comune. Il referendum lombardo-veneto, in miniatura obbedisce alla stessa dinamica. Penso che l'antidoto sia solo la democrazia,quella vera, sostanziale, quella che ci chiede di studiare ed esercitare la fatica di pensare.

venerdì 20 ottobre 2017

"Comunisti" e buona morte


Non ero sicuro di voler seguire a PiazzaPulita il reportage sulle ultime ore di Loris Bertocco, accompagnato a morire in Svizzera. Non ero neanche sicuro che fosse giusto "spiare" quei momenti. Poi l'ho seguito, anche convinto dall'invito dello stesso Loris a fare del suo caso una battaglia politica per il testamento biologico e la buona morte. Mi ha confortato la serenità inimmaginabile di Loris. Mi hanno sconfortato le giustificazioni di funzionari comunali e regionali nel diniego di risorse aggiuntive ad un invalido gravissimo, diniego che ha indotto Loris ad accelerare i tempi del suo addio al mondo. . Poi mi sono ricordato che fra le ragioni per le quali, dopo il Pci, non ho votato i suoi presunti eredi con falce e martello, c'è questa. La tiepida attenzione o la frequente definizione dei "diritti civili", compreso il diritto di non essere inutilmente torturato, come "sovrastruttura borghese". "Sovrastruttura" un corno, vorrei dire. Aspettando un governo di sinistra vera che non rimastichi malamente letture marxiane, ma sia capace di rispondere a tutti i bisogni umani: dal cibo,al tetto, alla buona morte, all'eguaglianza che non è solo economia, ma impegno verso la felicità possibile per ogni uomo. Questo io chiamo "Socialismo".

Severgnini, Renzi e il grande imbroglio


Dell'intervista di Gruber a Renzi ad Otto e mezzo, sottolineo solo un dettaglio. Il segretario Pd scaricava colpe su colpe a chi era al governo prima di lui. Immagino abbia ritenuto opportuno evitare di infierire sul sereno Letta. Se l'è presa con Monti. E lì mi è piaciuto molto Severgnini che, più o meno, replica così: "L'Italia era a rischio di fallimento. Tutti quelli che votarono e sostennero Monti perché facesse il "lavoro sporco" che a loro non conveniva fare oggi sparano su Monti, il più vituperato dei premier. Attacchi troppo facili e sgradevoli".
Giusto. Penso che un ideale premier di sinistra avrebbe realizzato una manovra non meno dura ma più equa. Ma non certo incrementando deficit e debito, cosa non consentita dalla "matrigna" (fra virgolette) Europa. Oggi invece Renzi propone la ricetta dell'incremento del deficit al 3%. E meno tasse per tutti naturalmente. Chi pagherà? L'Europa o i governi futuri e le generazioni future? L'Europa no. Qualcuno dovrebbe spiegare ai frastornati cittadini che il bersaglio Monti e il bersaglio Europa non sono ispirati da un progetto di politica popolare, ma dall'esigenza di occultare interessi di classe. Un grande e impunito imbroglio.

giovedì 19 ottobre 2017

L'educato Cuperlo nell'era del marketing politico


Ho sentito Gianni Cuperlo ieri sera, intervistato da Gruber (che stasera intervisterà Renzi). Che dire? Ha un po' riassunto il senso del suo ultimo libro (Sinistra, e poi...). Con temi e proposte non troppo distanti da quelli di Corbyn (vedi sotto), mi pare. Mi sono chiesto quanta fatica faccia Cuperlo ad apparire così rispettoso nei confronti del segretario del Pd. Forse è una scelta culturale di sobrietà (per nulla attuale) e che personalmente condivido, per non lasciare un linguaggio avvelenato a quelli che verranno dopo.Forse è una fatica utile anche per giustificare la sua permanenza in un partito dalla cui anima e dal cui baricentro appare assai distante. La sua scommessa evidente è quella di lasciar logorare la leadership renziana, sconfitta dopo sconfitta, al contempo marcando una prospettiva diversa ed opposta. Ed offrendo una sponda non umiliante ai profughi dal renzismo. Riguardo il Rosatellum. Riguardo l'idea di un partito orizzontale, inclusivo e aperto alle alleanze a sinistra. Riguardo la mozione anti Visco che Cuperlo non ha votato. Riguardo il rifiuto netto di una alleanza futura con Berlusconi. Riguardo la speranza di un ritorno alla casa madre di quelli che hanno lasciato il Pd. Riguardo tutto insomma. Mi sono detto che evidentemente Cuperlo ritiene che,malgrado il Pd sia oggi una scatola vuota che il vincitore delle primarie può riempire come vuole, la rendita del logo, del marchio della Ditta, sia un patrimonio che non giova disperdere. Marketing insomma. Del resto si dice che un nome, quello di Berlusconi, valga da solo due milioni di voti. Io che non escludo quasi niente non escludo neanche che il colto ed educato Cuperlo abbia ragione. Purtroppo.

mercoledì 18 ottobre 2017

La sovranità spiegata ai bambini (e a Salvini)


Qualche volta mi capita di citare la frase che Giulio Cesare, secondo Plutarco (Vita di Cesare, 11,4), avrebbe pronunciato attraversando un piccolissimo villaggio delle Alpi.”Malo hic esse primus quam Romae secundus” (Preferirei essere primo qui che secondo a Roma). La cito contestandola giacché, ammesso che Cesare l'abbia mai pronunciata, è un pessimo programma. Oggi purtroppo programma di molti. Io penso infatti che sia più gratificante essere secondi a Roma. Assai più che primi nel piccolo villaggio.Cito la presunta affermazione di Cesare volendo trasferirla al concetto e alla pratica della sovranità. La trasferisco al concetto di sovranità popolare.
Certamente tanto più è piccolo l'ambito e il territorio in cui esercito come cittadino la mia quota di sovranità tanto più visibile è il mio apporto in quell'ambito e territorio. Padrone a casa mia, comproprietario nel condominio, un po' meno nel quartiere, meno ancora nella città, e sempre meno nella Regione, nel Paese, in Europa e nel mondo. I “sovranisti” ne deducono che giovi chiudere le frontiere per essere sovrani a Roma, in Catalogna o in Francia. Certo, i sovranisti sono divisi al loro interno. Perché qualcuno vuole essere sovrano a Milano, altri in Lombardia, altri in Italia. Vedi recente conflitto Salvini-Meloni, a proposito del referendum lombardo-veneto. A me pare che solo gli inconsapevoli possono credere di bere meno caffè se ne versano due tazzine nel quarto di litro di bianco latte che resterà chiaro. E di berne di più se bevono un nero caffè in tazzina. Non è così. Ma non è neanche necessariamente vero il contrario. Perché non tutti beviamo due tazze di caffè nel latte, né nel menù nazionale né in quello globale. Salvini e Meloni, non avendo intenzione alcuna di sottrarre un po' di caffè agli Agnelli e a Marchionne ci propongono di contenderci dosi della nera bevanda in competizione con altre Regioni e Paesi, lasciando in pace gli obesi locali.
Nella pentola dello Stato nazionale e ancor più nel pentolone della globalizzazione qualcuno neanche avverte il sapore del caffè. Questo avviene perché in ambito più largo la propria parte a volte è invisibile, ed a a volte proprio non c'è. Capita però anche (a me sì) di accorgersi che la propria volontà è ben presente nel pentolone di caffellatte e assai poco nella insipida tazzina di caffè nazionale. Sento, ad esempio che la mia volontà conta niente nell'ultima proposta di legge elettorale italiana. Invece è presente nella presunta matrigna europea quando raccomanda, inascoltata in Italia, di non legiferare in materia elettorale nell'imminenza del voto. Egualmente, più che dal mio Paese, mi sento protetto dall'Europa quando denuncia l'affollamento e il degrado delle nostri carceri nelle quali non posso escludere di finire ospitato. Allora mi pare che più che rivendicare sovranità nel villaggio delle Alpi dovremmo esercitare la competenza a capire se e quanto pesiamo nel paesino e in Europa e la volontà di pesare di più: in Italia, in Europa, nel mondo. Decidendo insieme cosa attribuiremo al piccolo e cosa al grande. Forse cosa mangiare è bene deciderlo nel piccolo. Non lasciandolo decidere alle banche e alle multinazionali e neanche però ai sofisticatori nazionali. Comprendendo altresì che quanto inquinare mare ed aria è certamente meglio deciderlo nel mondo: nel mondo dei popoli, non nel mondo delle multinazionali. Nel mondo comunque. A meno di non essere così sciocchi come cittadini da pensare che se “sovranamente” decidiamo di inquinare pur di abbuffarci di patatine oleose e distribuiamo al mondo i veleni delle nostre industrie, il resto del mondo si preoccuperà di non avvelenare il nostro mare. E' una riflessione per i cittadini, non per i governanti. A Trump conviene fingere di credere che denunciando gli accordi sul clima sta facendo un regalo ai suoi elettori. Se ci crede. Purtroppo i suoi elettori ci credono.

martedì 17 ottobre 2017

La società criminale

Cosa penso? Penso che le parole di Daphne Caruana Galizia prima di essere assassinata non si riferissero solo a Malta. "Ci sono criminali ovunque si guardi adesso, la situazione è disperata". E' vero: il mondo affonda nel letame e l'unica consolazione possibile è che neanche ci accorgeremo di essere governati da criminali; diventeremo sempre meno consapevolmente loro partner e fiancheggiatori. A meno che....
P.S. Formulo il mio inutile attestato di stima infinita alla memoria della giornalista uccisa.

La rubrica "lotta alla povertà"



Nella presentazione della manovra del nostro governo quel che più mi impressiona è la rubrica della "lotta alla povertà". Con "ben" 300 milioni su 20 miliardi (uno più uno meno) a fronte di un Pil e di un debito di migliaia di miliardi. Non cerco quanti perché il rapporto di grandezza è comunque smisurato. 300 milioni per combattere la povertà di milioni di cittadini, 300 milioni, pari al costo annuo di un grande manager o ai profitti annui di un imprenditore di slot machine. 300 milioni per un uomo solo e 300 milioni per milioni di poveri. Dico una follia o faccio demagogia se affermo che la lotta alla povertà non può essere una piccola rubrica di governo, ma il nucleo di un programma di governo? O è questo o è niente.