martedì 23 maggio 2017

Lettera aperta all'aspirante terrorista


Debbo farti una rivelazione: non ci sono vergini prosperose ad attendere in paradiso i martiri. Per inciso: e se un martire preferisse le magre? Se sei una donna, sei doppiamente fregata. Non hanno previsto uomini vergini ad attenderti, ammesso che possano interessarti.
Ma sono convinto che neanche tu credi a queste invenzioni. Fingi di crederci perché non sai cosa fare della tua vita inutile. Come quei ragazzi, qui in Occidente , che non credono in Allah, ma credono nei selfie. E si suicidano per immortalarsi in un selfie. Tu e loro non credete nella vita. Vi uccidete e uccidete ragazzini perché scegliete le cose facili. C'è invece qualcosa di affascinante da fare al mondo, difficile e impegnativa; darsi e dare felicità. Unisciti al partito della ragione e della giustizia.

Manchester e Capaci


Giorno del ricordo, del dolore, della speranza e del buio assoluto. E' vero, la mafia si può sconfiggere, come diceva Falcone e ricorda Mattarella. Richiede "semplicemente" che inventiamo una nuova politica: educazione vera, rivoluzione legalitaria, inflessibilità sul familismo ed il particolarismo che l'alimenta, giustizia sociale ed un posto ad ognuno nel mondo. Difficilissimo, ma possibile. L'infezione terroristica e nichilista invece no. Non sappiamo neanche da dove cominciare. La seduzione della morte, inflitta agli altri e a se stessi, appare contagiosa e irresistibile. Dall'Isis ai giovani che giocano a suicidarsi, immortalati da un selfie. Un grazie ancora a Falcone, Borsellino e a quelli che con la morte diedero un senso alla loro vita. E un abbraccio sconsolato ai familiari delle giovani vittime di Manchester. Non so dire altro.

lunedì 22 maggio 2017

Io tra gli alieni che consumeranno le ultime briciole


Sedendomi col mio amico ai posti assegnati al cinema mi viene il dubbio che disturberemo con le nostre teste due ragazzine sedute dietro. Chiedo loro se sia il caso che ci spostiamo. Ma rispondono qualcosa di incomprensibile. Sicché restiamo ai posti assegnati. Poi arriva dietro di noi, una coppia, un ragazzo e una ragazza. Man mano che il film procede la mia delusione cresce. “Scappa – Get out” aveva la stellina di “imperdibile” dai critici di Repubblica. Direi sarebbe stato meglio se lo avessi perso. Intanto mi arrivano sulla schiena ripetuti calci dalla ragazzina dietro di me. E mi giungono commenti e suoni dagli iphone. Ogni tanto mi giro e torna un po' di quiete. Ma accade anche che girandomi indietro per poco non sbatto il viso su uno scarpone. E' quello di un prestante giovane di cui scorgo solo il braccio supertatuato, oltre lo scarpone incombente sullo schienale alla mia sinistra. E' quello arrivato con la sua ragazza. Immagino che così dimostri alla partner che lui se ne infischia del mondo e delle convenzioni degli adulti. Poi quello abbassa lo scarpone. Per fortuna perché mi immaginavo litigare con lui, naturalmente sconfitto dalla prestanza giovanile. Usciamo, io deluso del film e deluso per tutto. Una coppia amoreggia fuori dal cinema. Senza troppo impegno, come spesso vedo succedere. Tanto è vero che lui vedendomi accendere una sigaretta, interrompe quello che una volta si chiamava "petting" e mi viene incontro chiedendomi: "Ha una sigaretta?”. Rispondo no. Gli alieni, prossimi padroni e consumatori del mondo, non avranno la mia paghetta.

domenica 21 maggio 2017

Il grande distrattore


Sono insofferente alle battutine su temi seri che riguardano la vita e la disperazione di tanti, di troppi: il reddito e il lavoro. Se mi limito ai numeri Renzi non ha fatto particolari disastri in materia economica e di lavoro. Non sono cresciuti i disoccupati. Forse sono un tantino diminuiti. Al prezzo di costosi incentivi. Il punto è che l'occupazione e il reddito sono cresciuti in Italia meno che nel resto d'Europa. In compenso è cresciuto il debito pubblico. Quindi evidentemente siamo passati dal – 0, qualcosa al + 0,qualcosa per l'onda lunga della ripresa mondiale ed europea. Il differenziale con l'Europa e col mondo in termini di Pil ed occupazione è allora il differenziale fra il sistema Italia (classe dirigente compresa) e gli altri. Renzi sostanzialmente non ha fatto né più né meno di quello che avrebbe fatto il “sereno” Letta. Dal mio punto di vista l'avversione a Renzi è motivata proprio da una narrazione estenuante sul NULLA dei suoi risultati. Ovvero su una narrazione che è servita come arma di distrazione di massima , impegnando le energie di tifosi di qua e di là che avrebbero dovuto spendersi ben altrimenti. Questo è imperdonabile.

Fra padella e brace


Così Renzi ora proclama: “Il reddito di cittadinanza devasta l'art. 1. della Costituzione. Noi siamo per il lavoro che è dignità, non per l'assistenzialismo”. Quasi d'accordo che il reddito di cittadinanza dia meno dignità del reddito da lavoro. “Quasi” perché una mezza verità è di fatto una bugia. Innanzitutto perché il reddito di cittadinanza dà comunque più dignità che non l'assenza di reddito e il dormire sotto i ponti o in auto. In secondo luogo perché i progetti di reddito di cittadinanza che conosco a partire da quello 5Stelle prevedono lavori socialmente utili, come corrispettivo del reddito. In terzo luogo perché “essere per il lavoro” non significa tifare per il lavoro. Significa realizzare lavoro. Grlllo risponde con poca efficacia e chiarezza: “Nessun assistenzialismo, vogliamo che vinca l'intelligenza sulla stupidità”. Il mio sospetto è che Grillo consideri una appendice di poco conto ciò che nello stesso programma 5Stelle dovrebbe accompagnare il reddito di cittadinanza ovvero le politiche attive del lavoro. In sintesi sono assolutamente insoddisfatto delle futili battute renziane, ma abbastanza insoddisfatto anche della risposta grillina. Se poi voltiamo pagina e parliamo di Europa o di immigrazione il mio pollice verso riguardo Grillo si fa netto. Fra lui e Renzi non so bene dove sia la padella e dove la brace. E la terza via è quasi invisibile. Ancora.

venerdì 19 maggio 2017

A proposito di Prodi e di altro


Sentire ieri Prodi a Otto e mezzo ha dato conferma ad alcune mie convinzioni. Ad esempio che non dovevo considerare "nemici" tutti quelli - politici e no - che, come Prodi, Napolitano, Letta, Benigni, Scalfari, etc., si erano espressi per il Sì. Il corollario era che non giova erigere frontiere, ma piuttosto aspettare, pazienti col dialogo, il ritorno del figliol prodigo. Prodi, come prima Napolitano, ha contestato duramente la personalizzazione di quel referendum, additandone la responsabilità a Renzi. Peraltro anch'io, come molti, ho votato convintamente No più per arginare il mito catastrofico dell'uomo solo al comando che per la convinzione che tutto fosse sbagliato in quella disorganica ed eterogenea proposta di riforma. Ho annotato poi una risposta convinta ed argomentata di Prodi a Gruber. La conduttrice chiedeva se la "cattiveria" che Renzi si era autoattribuita potesse essere una qualità in politica. "Assolutamente no" ha risposto Prodi.La "cattiveria" è nemica della capacità di comprendere e di includere. E' la caratteristica degli "escludenti". Penso che Prodi volesse dire che la cattiveria escludente è incompatibile con una vocazione maggioritaria. Che io interpreto come intenzione di rispondere ai bisogni di tutti, pur a partire dai bisogni degli ultimi. Non già come imbroglio legislativo che consenta ad una minoranza di prendere tutto. P.S. Chiarisco che stimo Prodi, Veltroni, Letta e molti altri che non saranno mai i miei leader. Il punto è che mi sento socialista o forse comunista, ma non riesco a trovare leader stimabili che si autodefiniscono socialisti o comunisti. Scelgo quindi senza entusiasmo quelli che comunque penso non farebbero affondare la zattera comune. In attesa di un timoniere (collettivo) che ci faccia cambiare direzione

mercoledì 17 maggio 2017

La politica del bar dello sport e delle comari




Una volta era una cosa seria. Accompagnava e produceva progresso e tragedie. Oggi non c'è o e una cosa ridicola. Fatta di lazzi e smorfie. Impregnata della logica del tradimento come nelle invettive del bar dello sport. Chi era nella tua squadra ieri, come un Higuain, lasciando la squadra è un reietto. Chi era al confine estremo del tuo perimetro e con un saltino ne esce per elaborare la propria autonomia diventa distante anni luce, più di quelli che stavano e stanno in un pianeta distante anni luce. Le bandiere delle appartenenze, come la bandiera d'Europa, si alzano ed ammainano a capriccio. E poi “fidatevi di me”, “quello ce l'ha con me”, “l'altro pure perché non gli ho dato il ministero”.
“Che noia, che barba, che noia” diceva l'indimenticabile Sandra Mondaini.

 I costi discreti della politica appaiono più intollerabili dei costi abnormi dello spreco umano dell'inoccupazione. Oggi si può irridere a chi tenta di inserire un gettone nello smartphone e domani, egualmente e al contrario, alla democrazia digitale. La politica diventa mera esibizione simbolica: quattro soldi dello stipendio del politico per finanziare l'un per mille o centomila delle piccole imprese o scopare una strada fra flash di fotografi, lasciando irrisolto il problema della igiene cittadina. E rispondere all'esibizione con esibizione di orrida oscenità (Libero). Come nei discorsi di soli uomini o di sole donne. Oggi propendo per l'astensione.   

lunedì 15 maggio 2017

Ieri sera parte seconda: gli antipatici talvolta efficaci


Poi, ieri sera, dopo Veltroni e la cena, ho ho seguito "Operai" dell'antipaticissimo Lerner. Bello il servizio. Prima le interviste ai paria del lavoro di quest'epoca. A partire dai lavoratori e dalle lavoratrici (soprattutto) impegnate in cooperative di pulizia. Racconti di lavoro sottopagato (3 euro l'ora), di spezzoni di lavoro sommati (4 ore qui, 3 ore lì, etc.), di una lunghissima giornata di lavoro, spesso donne unica fonte di reddito in famiglia. Lerner ha seguito quelle donne fin nell'impegno di pulizia dei water. degli uffici. Opportunamente giacché il senso del servizio era largamente questo: sono meno retribuiti i lavori più sgradevoli. Curiosamente molte interviste si aprivano col sorriso delle intervistate forse gratificate dall'improvviso protagonismo e si concludevano con lacrime. Come se, raccontandosi a Lerner, le addette alla pulizia si accorgessero improvvisamente della propria condizione di infelicità. Ho interpretato il servizio come una denuncia della follia del mercato del lavoro. Sia perché il mercato non può che punire l'offerta abbondante dei lavori meno qualificati e più sgradevoli e penosi. Sia perché premia e punisce lo stesso lavoro a seconda del territorio in cui è praticato. Oltre alle donne addette alle pulizie si intervistavano badanti. Una raccontava di avere lasciato soli in Romania figli minorenni e di averli rivisti dopo tre anni. Un'altra incredibilmente raccontava che aveva scelto di fare la badante in Italia lasciando la madre in Romania accudita da una badante romena. Insomma viveva col differenziale retributivo fra badante in Italia e badante in Romania. Poi il confronto con i "privilegiati" (virgolette, virgolette) operai di Luxottica. Che non puliscono water ed hanno contratti quasi sempre stabili. E che però hanno dovuto accettare lo scambio (inutile dire "ricatto" perché il ricatto è sostanziale nello scambio fra più forte e più debole) di anticipare alle 5 del mattino l'apertura in cambio della rinuncia a delocalizzare. Riflessioni? Quel che volete. La prima per me è l'esigenza di un internazionalismo sindacale.

Ieri sera: Veltroni come terapia dell'inclusione


Ieri sera, stremato da conflitti sulla mia pagina aperti da un innocente resoconto del mio viaggio in Spagna, mi sono rifugiato su Rai 3 dove ho seguito prima Walter Veltroni intervistato da Fabio Fazio, poi "Operai" l'inchiesta in più puntate di Gad Lerner.
Veltroni presentava il suo nuovo film inchiesta "Indizi di felicità". L'ho ascoltato interrogandomi sulle ragioni della mia antica e perdurante "simpatia" per lui. Simpatia che prescindeva e prescinde dal consenso su specifiche linee politiche. Probabilmente agisce in me una convinzione latente sulla futilità della politica praticata, in assenza di grandi opzioni. Perciò in definitiva prediligo un politico più per la sua paideia sottesa (idea del mondo), più per la “musica” del messaggio che per i cosiddetti “contenuti”. Anche perché ritengo che quella “musica”, quella emozione possa produrre alla fine o distruggere totalmente la convivenza. Perciò percepisco totalmente lontano da Veltroni il presunto epigono Renzi la cui musica mi infastidisce e mi annoia. Ieri percepivo chiaramente ancora una volta che Veltroni è un uomo intero e non un mestierante della politica. Capace di transitare da una dimensione all'altra. Problematico e inclusivo a differenza del mitico rivale D'Alema. Peraltro ieri Veltroni ha ribadito con convinzione la radice sociale della felicità. Che è incompatibile con l'infelicità del prossimo. Toni simili a quelli di Francesco e anche a quelli del Bersani più incisivo di anni fa che diceva: "Sinistra è sapere che non si può star bene se gli altri non stanno bene". Vedrò il suo film fra poco in uscita.
P.S. Ovviamente, conoscendo la composizione variegatissima dei miei amici fb so bene che i simpatizzanti per Veltroni sono una minoranza. Quietamente me ne faccio una ragione.

domenica 14 maggio 2017

Vacanza in Spagna. Vacanza dall'Italia e dalla rete. Sopravvissuto.


Vacanza di 9 giorni: Siviglia, Cordova, Toledo, Madrid. Vacanza facile perché fra cugini. Simili ma non eguali. Loro più fiduciosi. Più vivaci. Meno depressi. Con tasso di crescita più alto del nostro. Primatisti - apprendo- nelle manifestazioni di piazza. Incontrati più italiani inseriti del previsto. Camerieri e titolari di bar e ristoranti, ma anche giovani in altri impieghi stabili. Nessuno purtroppo pensa di tornare. Molte manifestazioni di fede. Molti happening in strada: musicisti, flamengo, mimi. Molto turismo: troppo. Convivenza gomito a gomito fra consumatori di tapas e diseredati: mendicanti, senza tetto. Confronto fra le due capitali, ancora una volta improponibile, riguardo pulizia e trasporti. Posterò alcune delle mie mediocri foto. P.S. Dalla lettura del Corriere, unica finestra sull'Italia, apprendevo di quel tale che si diceva dispiaciuto dei bambini rom dati alle fiamme a Roma, ma aggiungeva che gli sarebbe dispiaciuto di più se fossero stati italiani. Poi ho letto di Serracchiani per la quale lo stupro commesso da un immigrato è più grave di quello commesso da un italiano. Interessante, diciamo. Avanti, o meglio, indietro tutta.

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giovedì 4 maggio 2017

Una vita da abusivo in terra

Arrivederci ad un'altra vita che non c'è, Niang Maguette. Senegalese di 54 anni. Da 20 anni ambulante, forse abusivo, a Roma. Morto per malore, forse da stress, forse per altro, sfuggendo per il bel lungotevere romano ad un controllo anti-abusivi. L'Italia che spreca, l'Italia maldestra e incapace nelle politiche di accoglienza, come nelle politiche del lavoro, non ha saputo avere che occhi indulgenti-indifferenti, con estemporanee durezze. Non ha saputo-voluto aiutarti a costruire una storia di lavoro e di vita.

mercoledì 3 maggio 2017

Il declino o la nostalgia


All'annuncio della morte di Valentino Parlato ho avuto un pensiero. Sono scomparsi negli ultimi anni anche: Lucio Magri, Tina Anselmi (quella che più rimpiango), Azeglio Ciampi, Marco Pannella. Tutti salutati con dolore o almeno con vero rispetto. Esponenti di una generazione dalle grandi visioni. Mi sono chiesto come diranno addio ai protagonisti dell'attuale declino italiano fra 50 o 100 anni quelli che ci saranno. Cosa si ricorderà di loro? La bandiera ammainata della Ue? I veleni contro le Ong? Le dinastie di garanti? Il “prima gli italiani”? Le conversioni a 180 gradi dallo scissionismo regionale al sovranismo? L'audace conversione da partito dei lavoratori a partito di Marchione? La riduzione dei partiti a scatole vuote, da riempire di tutto e di nulla, scalabili come una spa?
Poi mi sono detto, amando dubitare di me stesso, che la mia è la solita deformazione nostalgica dei bei tempi andati. Me lo sono detto, ma non mi sono convinto.

domenica 30 aprile 2017

Dividersi per Renzi o godere insieme il caffè al sole?


Ho amici “reali” assai meno numerosi degli amici facebook. Ma li ho. Alcuni, pochi, erano amici solo digitali diventati “reali”. La maggior parte degli amici reali sono nonni , come me, trasferiti a Roma da svariate regioni d'Italia, dopo il pensionamento, per accudire nipoti, semplificare la vita dei figli, realizzare un po' di welfare all'italiana e dar senso all'ultima fase della propria vita. Evidentemente la condivisione del ruolo crea solidarietà ed amicizie addirittura più solide di quelle culturali e politiche. Pensavo a questo stamani recandomi in piazza Anco Marzio per un appuntamento al bar con una coppia di nonni di origine napoletana. Con mia moglie e con loro riflettiamo un po' se prendere il caffè pagandolo meno nel bar senza sole o pagandolo assai più per remunerare la rendita “sole”. Paghiamo la rendita. Privilegio di pensionati con sistema parzialmente retributivo. In piazza godiamo (più o meno) lo spettacolo dei gazebo contrapposti: quello del PD, con lunga fila, per le primarie e quello del M5S peraltro quasi sempre in piazza, stavolta per promuovere un referendum locale. Mi sono reso conto da tempo che la maggior parte dei nonni amici, forse tutti, sono renziani. Il caso ha voluto così. Per mio conto farei volentieri a meno di parlare di politica e soprattutto di Renzi. Ma i miei amici renziani non riescono a non parlarne. Pago quindi il prezzo dell'amicizia replicando il consueto scontro fra le ragioni dell'ex premier e quelle dei suoi avversari e dei “traditori”. Un dialogo sterile col nonno, fresco di voto per Renzi alle primarie, in cui nessuno convince nessuno. Intanto siamo “disturbati” da svariate tipologie di richiedenti monete. Dalla mendicante tradizionale al giovane nero che prima cerca di venderti qualcosa di rigorosamente inutile e poi si fa mendicante chiedendoti “qualcosa per mangiare”., etc. L'anno scorso erano di meno e l'anno prima ancor meno. Questo però mi libera dal dibattito inconcludente su Renzi sì e Renzi no. Colgo infatti l'occasione per ribadire una mia vecchia tesi. Perché non mettere al lavoro tutta questa gente? Perché non chiamarla a ripulire la città e l'arenile o costruire argini o fare i badanti? Potremmo chiamare i più bravi (ci saranno forse insegnanti e geometri o anche ingegneri fra i mendicanti e venditori ambulanti) a insegnare l'arabo in corsi di educazione parallela o permanente o controllare la stabilità dei ponti. Non costerebbe necessariamente più della somma delle elemosine e del prezzo degli acquisti inutili praticamente estorti. E saremmo tutti più ricchi e felici alla fine. Stranamente il nonno amico finisce per convergere. Anzi lui mi dice che nazionalizzerebbe tutto. Solo che è difficile, non si può, dice. Insomma, se si mette da parte Renzi, si scopre una larga area di condivisione e di discussione feconda. Ne prendo atto. Lo so. Commetto purtroppo l'errore di cercare di connettere il discorso sulla mendicità e lavori socialmente utili al discorso precedente su Renzi. Lui ci divide e ci fa smarrire progetti ed obiettivi, dico. Una volta i leader inutilmente divisivi erano accantonati. Ora si è tutti impegnati a seguirli fino in fondo, fin nel precipizio. Rischio di “litigare” di nuovo col nonno napoletano. Appena un po'. Ci separiamo perché lui ha da vedere in TV, la partita in cui la Lazio può battere la Roma, favorendo il Napoli: più appassionante delle primarie. Tornato a casa, respiro, sentendo in TV Francesco parlare ai giovani dell'Azione Cattolica con l'invito ad entrare in Politica, “Quella con la P maiuscola però, non con la minuscola” sottolinea con la mano. Ho capito.
Buona domenica a Francesco, papa “laico” e rosso. Più degli inutili Rizzo e Turigliatto, se posso dirlo.

sabato 29 aprile 2017

La metro mi suggerisce di non votare Salvini


Nel primo pomeriggio devo recarmi a Termini. Al mattino mi reco nel vicino centro commerciale per acquisti. In fila alla cassa. Davanti una splendida africana con una deliziosa figlioletta dai capelli ricci, nera, nera, nera. Stavolta è mia moglie ad osservare ed aprire il discorso. “Hai visto come sono belle, madre e figlia”? “Visto, bellissime” Sospettoso su me stesso mi viene da pensare che in me, e forse anche in mia moglie, esista un pregiudizio a favore dei neri, ideologico o quasi per dispetto, che non mi consente obiettività. Avrei detto “bellissime” per una coppia di madre e figlia bionda, europea? Non so. Ma l'altra cosa sorprendente per me, abituato al veloce tramonto di congiuntivi e condizionali, è l'italiano di madre e figlia. La figlia, 4 o 5 anni, chiede: “Mamma, pensi che potrei andare a passare il pomeriggio a studiare a casa di Laura”? La madre: “Potresti andarci se conoscessi sua madre. Ci andrai quando la avrò conosciuta” Accipicchia, da far venire i brividi ai nativi italiani, a partire dal grande politico!. Penso che spetterà a loro custodire la lingua di Dante. Quando peraltro, come l'Istat ci ricorda, gli italiani superstiti nella strage demografica e culturale saranno milioni e milioni di meno, oltre che acciaccati dagli anni.
Vado a Termini allora. Nella fermata della metro si libera un posto. Io faccio per sedermi, ma titubo un attimo, pur difendendo il posto col mio corpo, indeciso se offrire il posto a mia moglie o ad una matura signora più vicina. “Prego, signora, prego”. Ma la signora pare non sentirmi. E mia moglie guarda altrove. Non faccio in tempo a sedermi. Un giovane dalle fattezze italiche, sui trent'anni, col berretto americano assai bisunto, mi spinge con una gomitata da rugby e mi soffia il posto. E si immerge nel suo mondo digitale. Come quasi tutti attorno.
Nella metro del ritorno mia moglie prende subito posto. Io resto in piedi. Ma c'è un angelo slavo, una badante, immagino, che mi fa segno di prendere il suo posto accanto a mia moglie. Dico di no, un po' per i consueti giochi di bon ton, un po' perché davvero mi rattrista il fatto di apparire tanto vecchio ad una donna neanche giovanissima. Ma lei insiste e non sente ragione. Quasi come fanno i turisti giapponesi che nella mia esperienza considerano intollerabile restare seduti lasciando in piedi qualcuno coi capelli bianchi. Che c'entra Salvini? C'entra perché, con tutti miei esercizi d'ascolto alle ragioni umane, comprese quelle di Salvini e al suo “prima gli italiani” , proprio non riesco a capire perché dovrei ingaggiare battaglie per il giovane indigeno col cappello Usa pesantemente incontrato all'andata, preferendolo all'angelo polacco che mi ha ricordato dolcemente i miei anni. E perché dovrei preferire la sintassi italiana di non dico chi a quella impeccabile della donna e della bimba nere incontrate al mattino.

venerdì 28 aprile 2017

La lunga filiera dai migranti in taxi alla prestigiosa maglietta in boutique

Molto interessante Piazza Pulita di ieri. Prima la documentazione e il dibattito sui taxi del mare, polemica innescata dal vicepresidente della Camera. Con rilevante responsabilità del procuratore di Catania. Poi uno spaccato impietoso della filiera tessile che parte da un comprensorio campana e si chiude negli eleganti uffici di un grande marchio.
Bravo ed equilibrato Formigli che, pur non nascondendo il suo punto di vista, ascolta e stimola pazientemente le ragioni del rappresentante M5S. Orbene le Ong umanitarie (o qualcuna? O una?) sarebbero complici degli scafisti, anzi da loro finanziati, per traslocare nei taxi del mare i migranti. Possibile che accada. In qualche caso. Possibile che si debbano fare accordi con i criminali affaristi per salvare vite umane. Evidente che dovrebbero essere le marine degli Stati a presidiare le acque marine e salvare i profughi. Ma gli Stati europei si ritraggono. Quindi ragionevole che i disperati debbano considerare “amici” i trafficanti che a caro prezzo offrono un'alternativa al morire sotto le bombe o nelle carestie. Né più né meno sono corteggiati dai disperati i caporali che nel foggiano e altrove reclutano bracciantato per quattro soldi. Nell'assenza della legge e dello Stato. A maggior ragione come non apprezzare i volontari che offrono gratuito soccorso?
Nella seconda parte della trasmissione scopriamo l'Italia che si arricchisce sul lavoro semigratuito e in nero degli immigrati. Nell'esempio indagato dallo squadra di Formigli scopriamo la filiera del tessile che sviluppa a partire da laboratori malsani e manodopera bengalese pagata poco più di 2 euro l'ora. Quei laboratori ricevono commesse da una ditta locale che fa da intermediario col committente lontano. Così il committente resta “pulito” infatti. Non è tenuto a sapere e non vuole sapere “di che lacrime grondi e di che sangue” la filiera. La maglietta che il laboratorio produce ad 1 euro è quella che compreremo in boutique a 36 euro. La differenza invero non è profitto netto, ma prevalentemente investimento in immagine, pubblicità, marketing. Comprando quella maglietta insomma compriamo prevalentemente un logo, uno status simbol. Fra le cose che la trasmissione mi ha suggerito c'è questa: “austerità” è parola tutt'altro che spregevole, se nel segno del rifiuto del consumismo di “immagine”, oltre e più che di beni tangibili.
P.S. Almeno sul referendum promosso dalla CGIL per attribuire piena responsabilità all'azienda appaltante sulla filiera sottostante non ho la minima obiezione.

giovedì 27 aprile 2017

Filippini su Marte


I miei compagni di viaggio, mia moglie compresa, non notano nulla. Loro leggono libri o riviste o chattano, anche in piedi. Io non riesco a far nulla di questo sulla metro, neanche seduto. Godo i vantaggi dei miei handicap. E osservo. Mi sono seduto grazie alla gentilezza della coppia filippina, con l'uomo che piglia in braccio il figlioletto dagli occhi immensi e nerissimi. Davanti a me c'è una coppia di stranieri (inglesi, credo) molto tenera, con le mani intrecciate che ogni tanto si separano per una carezza sulla gamba. Sensualità e tenerezza. Normale. La nuova normalità delle coppie gay. Normalità accolta, tranne forse da qualche branco di periferia. Però mentre gli italiani non sembrano osservare e continuano a chattare, e mentre il marito filippino guarda fisso davanti a sé, lei, la moglie, guarda verso la coppia, poi guarda me. Capisco che vorrebbe una spiegazione. Ripetutamente guarda avanti e poi verso me. Ma da me non arriva nessuna risposta ovviamente. Mi piacerebbe darle conto dei nuovi mondi che la turbano e sorprendono. Non posso. Posso solo provare tenerezza per il suo stupore, come provo tenerezza per tutti quelli che per varie ragioni si sentono su un pianeta alieno e non protestano, non fanno cortei e falò. Aspettano di capire da un compagno di viaggio che non può rispondere. Scendo.

martedì 25 aprile 2017

25 aprile 2017

A tutti gli amici un felice 25 aprile. Un pensiero speciale a quanti, come me, credono che non si può essere felici circondati da infelici.

lunedì 24 aprile 2017

Le Pen contro Macron: campagna e periferie contro le città.


Macron vince in Francia e stravince a Parigi mentre Le Pen vince in provincia e straperde a Parigi. Come Clinton contro Trump. Come Renzi contro l'accozzaglia (diciamo...), come il No contro Erdogan. Città contro periferie sostituisce destra/sinistra. Ma solo perché la sinistra ha le vertigini. Non nomina il capitale, insegue la destra sovranista, insegue gli eurofobici, non sa che pesci pigliare. Non avrei votato Macron, ma da presunto cittadino che guarda a sinistra, alla sinistra sempre sconfitta, non mi sento di esibire ciò che di lui non può piacermi. Dico invece che mi è piaciuto il coraggio di circondarsi di bandiere dell'Europa e di rilanciare lo spirito di Ventotene. E' più facile nascondere in cantina la bandiera dell'Europa, come la furbizia renziana ci insegna. Infine oggi la politica conta poco per quel che fa mentre il mondo si muove mosso da altro e contano più le narrazioni che qualcosa cambiano nelle emozioni e nel senso comune. Fragile la riforma sanitaria di Obama. Incancellabile invece il dato per cui un nero può raggiungere il top. Mal che vada Macron sdoganerà i mariti 39enni con mogli 60enni e che danno il biberon al nipote della moglie. Bella storia di amore e di libertà che riempirà i mass media.

domenica 23 aprile 2017

La vendetta sull'assassino che non c'è più


Lo avevo letto e ricordato giorni fa. I farmaci letali stavano per scadere, come scade un antibiotico o l'aspirina. Il governatore dell'Arkansas aveva ordinato di far presto. Sicché ieri è stato giustiziato Ledell Lee. 20 anni dopo la sentenza di condanna. Assassino naturalmente. Nero quasi naturalmente. Non tanto perché la giustizia perseguiti i neri.Un tantino sì, magari. Ma soprattutto perché l'eguaglianza dei punti di partenza è una favola consolatoria e un programma impossibile. Nella corsa ad handicap della vita si è un po' svantaggiati se si nasce donna: Si è molto svantaggiati se si nasce nel corno d'Africa o neri in America. Ma, oltre a questo, a chi ieri il governatore dell'Arkansas ha tolto la vita? Ad un feroce assassino, diranno ragionevolmente quelli che credono alla nostra identità irremovibile. Ad un altro uomo, forse peggiore del primo, forse migliore, ma un altro dopo 20 anni, diranno quanti credono che tutto scorre e non ci si bagna due volte nelle stesse acque.

L'assedio degli "altri" e dei dimenticati


Nella bella domenica di sole compro il giornale da leggere al ritorno dalla passeggiata in centro. Nell'angolo semiappartato delle macchinette dove si tenta la fortuna e normalmente si sperimenta la sfortuna e la ludopatia ci sono uomini ed una donna concentrati. Fuori una elegante signora gratta con la moneta la scheda poggiata sul bidone dei rifiuti. Molte coppie serene, con bambini e carrozzine vanno verso la Piazza pedonale dove vado a sedere a prendere sole e caffè. Sulla strada un gruppo di bianchissimi adolescenti nordici che barcollano sbronzi con bottiglie di birra. Cinque stelle in Piazza.come quasi sempre. E bambini affascinati dal chitarrista davanti al bar.- Godo come posso il sole. E cerco di non provar troppa pena per l'anziana che raccoglie bustine di zucchero dai vari tavoli. E cerco di accettare l'assedio degli africani venditori di rose. Mi limito a formulare il mio inutile pensiero: perché non assegnare un reddito equivalente a quello ottenuto col finto lavoro di vendere rose, proponendo a quei giovani neri di ripulire la città? Infine un ragazzo in carrozzina che chiede qualcosa per un'operazione alle mani. Ok, torno a casa. Dopo pranzo mi immergo nella lettura sulle elezioni francesi e sulle primarie italiane e qualcosa sui diritti di quelli che hanno un lavoro. Non leggo nulla sulla ludopatia, non leggo nulla su chi non avrà mai un lavoro, non leggo nulla sugli anziani che fanno il colpo grosso di razziare zucchero ai tavolini del bar, non leggo nulla sui giovani europei che vengono a Roma ma che preferiscono la birra al Bernini.

venerdì 21 aprile 2017

Se l'Isis vota Le Pen io voto Melenchon.


Non sono portato a credere ad un grande vecchio dell'Isis capace di raffinate strategie in cui inquadrare gli improvvisati ed invasati cani sciolti. Però certamente l'Isis dovrebbe preferire Le Pen. Così come l'Inter una partita col Milan piuttosto che col Varese. Gli estremi si odiano ed amano o almeno hanno bisogno l'uno dell'altro. Se potessi votare, io invece voterei Melenchon. Il meno peggio: ecologismo coerente e progressività delle imposte. Anche se non mancano nel suo programma le sciocchezzuole luddiste del resto oggi vincenti a sinistra e a destra. Vedi pensione a 60 anni e riduzione dell'orario di lavoro. La solita favola del lavorare meno per lavorare tutti. Io vi oppongo la libertà di scegliere se lavorare meno e quando smettere di lavorare. Una opzione esistenziale e non già una trovata pseudo-economica. Comunque Melenchon. E comunque abituarsi a morire di terrorismo come di cancro o di incidente stradale. Fare spallucce agli idioti che credono che vergini stupende aspettino i loro corpi smembrati. E bombardare i loro Paesi di provenienza e le loro comunità in Europa con profilattici e buona letteratura. Il diavolo e il buon Dio di J. P. Sartre non sarebbe male.

giovedì 20 aprile 2017

La disperazione infinita e il reddito di inclusione


Me lo dico da solo. La mia è una idea stramba. Anzi non è neanche una idea: è un sentimento. Mi ha assalito recentemente quando Gentiloni ha presentato i decreti attuativi delle misure contro la povertà. Si vuole dare sollievo a quattrocentomila famiglie ovvero a circa un milione e mezzo di persone classificate fra le più povere. Lo si farà con un assegno mensile pari a 480 euro per nucleo familiare. Oltre che con misure di inclusione (accompagnamento al lavoro). Lo si farà per una quota dei sette milioni di poveri e dei quattro milioni di italiani certificati in povertà assoluta. Dovrei essere contento. Meglio qualcosa che niente. Meglio qualcosa per qualcuno piuttosto che per nessuno. Meglio un timido avvio di una politica vagamente somigliante alle politiche in atto in quasi tutti i Paesi di Europa. Già, ma chi mi dice che è un avvio? Chi mi dice che progressivamente si risponderà alla disperazione dei sette milioni di variamente disperati? E' egualmente probabile che il soccorso al milione e mezzo di persone non sarà più finanziato in avvenire. Forse subentreranno altre esigenze: premiare l'impresa che altrimenti delocalizza, un bonus a chi già ha qualcosa per incrementare i consumi, super-stipendi e vitalizi. Esigenze dei politici più che esigenze del bene comune. E poi c'è quel mio strano sentire. Quello che mi porta a dire che le disperazioni non possono essere né sommate né sottratte. Che l'infelicità di un padre che perde lavoro e casa e non sa cosa dire ai figli occupi uno spazio infinito. Infinito. Mille o un milione di storie simili occupano lo stesso spazio infinito. Non pretendo che la collettività sia capace di sopprimere ogni disperazione. Dico solo che riconosco come sinistra l'intenzione di farlo. Almeno questo. Non riconosco come sinistra chi assume altre priorità. Per questo sono orfano della sinistra oggi.

mercoledì 19 aprile 2017

La polvere sotto il tappeto

L'ultimo viadotto crollato è una tragica, efficace metafora dell'Italia che scricchiola e poi crolla. Sette crolli negli ultimi tre anni. Tre negli ultimi sei mesi. E non solo viadotti, ma case, scuole, argini. Ruffolo oggi su Repubblica ricorda per contrasto i miracoli di ingegneria realizzati nei decenni trascorsi dal nostro Paese sul territorio nazionale e all'Estero. Cosa succede allora oggi? Certamente le privatizzazioni, i nessi torbidi fra politica ed affari. Certamente la amoralità dilagante del business che lucra economizzando cemento e ferro. Certamente e soprattutto lo scarto fra il consenso nell'inaugurare opere e l'inesistente ritorno politico della buona manutenzione, quella che non procura voti. Da dove cominciamo allora? Da una rivolta etica contro le logiche familistiche dei favori. Da una semplificazione delle reti delle responsabilità. Dalla indisponibilità a farsi abbagliare da eventi. Dalla capacità di scorgere la polvere nascosta sotto i tappeti dei Grandi Leader.

sabato 15 aprile 2017

Da Bush a Kim a Casaleggio

Cominciarono gli Usa, mi pare. Andando avanti cominciammo ad andare indietro. A Bush senior subentrò Bush jr. Però dopo breve intervallo. Perché non si pensasse che gli Usa sposavano l'odiata monarchia ereditaria. Non ebbe bisogno di intervallo la dinastia consolidata di Kim nonno cui successe Kim figlio e poi il ridicolo Kim nipote. Strano epilogo della Repubblica popolare democratica di Corea. E poi venne l'Italia con Casaleggio Jr successore di Casaleggio senior. L'uno vale uno oggi va cercato nella monarchia costituzionale del Regno unito. Dio salvi la Regina!
P.S. Appunti per spiegare al nipotino cose difficili da spiegare a me stesso.

giovedì 13 aprile 2017

Antologia delle parole futili 4: "cambiamento"


Il partito del cambiamento dispone della maggioranza assoluta. Ne fanno parte i favorevoli al liberismo senza laccioli e gli statalisti. Gli antieuropeisti e quelli di Ventotene. Quelli che "a casa mia inquino come mi pare" e quelli che "nessuno tocchi una foglia". Gli altri - la minoranza - si occupano di politica. Ognuno cambiando e conservando.

Antologia delle parole futili 3: "garante".


Il "garante" non sostituisce la democrazia. Semplicemente dice se una elezione è democratica o no. Può deciderlo prima o può deciderlo ad elezione avvenuta. E' un po' più di Domineddio. Decide il perimetro di compatibilità. Tutto il resto è coerente con la democrazia comunemente intesa. Magari online. Magari con percentuale minima di votanti. Ma questi pare siano dettagli.

mercoledì 12 aprile 2017

Antologia delle parole futili 2: "signori"


"Signori" prende più o meno il posto di "professoroni". Sprezzante come quest'ultimo. "Signori" sono tutti quelli che hanno usurpato il suo posto di unto del Signore (con la maiuscola) o del Popolo. Giudice dell'unzione avvenuta è solo l'unto.

martedì 11 aprile 2017

Antologia delle parole futili: "palude".


"Palude" è parola che piace a quelli che vogliono prendere tutto il pacchetto azionario con il 30% o, al massimo, se non si può fare violenza maggiore alla rappresentanza e all'uno vale uno, col 40%. A forza di sbarramenti e premi di maggiorana. Cioè premi alla minoranza più grossa perché diventi maggioranza. Il dialogo, l'incontro, il compromesso sono "palude".

mercoledì 5 aprile 2017

La strage degli innocenti

Di fronte all'ultima strage in Siria, la mia reazione è di sgomento, ma anche di rifiuto assoluto di schierarmi per il meno peggio. Non ho idea di cosa sia il meno peggio. Assad, i ribelli "moderati", quelli radicali, la Russia, gli Usa, o addirittura l'Isis? Guardo perplesso a tutti i politicanti, liberal, conservatori o "fasciocomunisti" che hanno deciso e sempre decidono a prescindere. Resto solo. E resto con una sola domanda. Se disponessi della forza necessaria, cosa farei? Mi asterrei o interverrei? Pacifismo o neutralità impotente (risolvano i siriani i loro problemi) come in Ruanda o imporre con la forza ed il sangue la pace? Il pensiero proibito è che non ci sia soluzione alle tragedie del mondo. Si sceglie la tragedia preferita. Nient'altro.

domenica 2 aprile 2017

Erano tutti miei figli: attualità del familismo assassino e delle sue varianti


Torno dal Quirino di Roma dove ho assistito alla rappresentazione di “Erano tutti miei figli” di Arthur Miller. Con particolare emozione. Il teatro fu la mia scoperta giovanile: in particolare Shakespeare, Sartre e Miller. Prediligevo nel teatro la dialettica fra i protagonisti che non ha soluzione e spesso la pietà sui carnefici e vittime dei conflitti. “Erano tutti miei figli” poi ha rappresentato la mia prima prova impegnativa da dilettante. Osammo rappresentarlo, io e compagni di lavoro, nel centro di formazione professionale in cui lavoravo. Era il 1979. Epoca di pedagogia appassionata e un po' retorica. Con il mitico tentativo di incontrare la classe operaia. Mi feci crescere i baffi allora per invecchiarmi un po' ed interpretare Jo Keller, il magnate protagonista sessantunenne. Ora, riprovandoci, dovrei compiere l'operazione inversa di ringiovanirmi.
Mi piaceva l'opera giovanile di Miller per il suo impegno quasi ingenuo, quell'impegno che mise Miller, poco dopo, sotto l'indagine spietata del maccartismo. Straordinaria allora, nel 79, ed oggi l'attualità del dramma. Il conflitto irrisolvibile fra le ragioni familiari e quelle della comunità. E la scoperta dei meccanismi culturali che ancora oggi nella coscienza dei protagonisti e dei loro familiari complici giustificano i crimini contro l'umanità. “Io vivrei con 25 cent al giorno” dice l'industriale protagonista. “Quel che ho fatto l'ho fatto per la mia famiglia.” Per la famiglia è lecito anche mettere in conto il rischio di uccidere vendendo al governo pezzi difettosi per aerei di combattimento. Miller esplora sgomento i meccanismi di autoassoluzione, insieme ai silenzi e alla scelta di non sapere e non capire della famiglia. Jo Keller capirà infine che c'è un mondo oltre le pareti domestiche del quali portiamo la responsabilità. Capirà che erano tutti suoi figli, anche i piloti caduti per sua responsabilità. E la scoperta sarà insostenibile. Mi è capitato qualcosa di imbarazzante durante la rappresentazione. Soprattutto nei momenti in cui Chris, figlio dell'industriale e voce del Miller impegnato, espone sdegno per una società così “pratica” in cui tutti sono dediti agli affari e in cui tutti sono contro tutti. Perché quelle lacrime imbarazzanti? Non credo solo per l'intensità del testo. Mi sono convinto che piangevo me stesso rivivendo qualcosa accadutomi 38 anni fa e pensando che 2 su 5 degli attori di allora non ci sono più.

mercoledì 29 marzo 2017

L'ecologismo impopolare


Trump che cancella gli accordi di Obama sul clima si dimostra un politico di grande furbizia. Dico"furbizia" e non "intelligenza" perché per me la prima è l'arte di far bene a se stessi, la seconda è la propensione autolesiva di guardare all'interesse pubblico, compresi gli interessi delle generazioni future. I nipoti non votano e l'interesse pubblico è poco visibile in generale. Meglio i bonus allora e meglio il "libera tutti" con "first America", "first Italia". Meglio rassicurare i minatori che estraggono carbone. Meglio rassicurare gli operai che trivellano. Anche se sono poche decine di migliaia. In ogni caso Trump dà prova di privilegiare il lavoro. Prova ingannevole perché ogni nuovo lavoro può distruggere un altro lavoro e può inibire nuovi diversi lavori. Ma non esiste un apparato concettuale popolare e leggibile o vocabolario per dimostrare l'inganno. Per questo la sinistra arretra e l'ecologismo arranca.

"Elle": le perversioni noiose


Capita. Non condivido per nulla i premi ricevuti da “Elle”: particolarmente per la regia di Paul Verhoeven e l'interpretazione di Isabel Huppert. Giudico la seconda uno sterile esercizio di bravura sul nulla. “Basic instinct”, il film più popolare del regista, era ispirato da eros vero ed era efficacemente torbido e ambiguo. “Elle” invece appare un noioso esercizio di fredde perversioni. Recandomi a vederlo avevo creduto di capire che avrei visto un film diverso. Immaginavo che lo stupro con cui si apre il film fosse un tentativo di educare alla presa di distanza dal proprio corpo e dal dolore, come una pratica anestetica. Il tema sarebbe stato interessante. Come sarebbe stato interessante uno sguardo alla sessualità e al corpo di una donna matura. Che c'è, ma senza vera ispirazione. Anche l'amore della moglie del “mostro” come attenzione comprensiva dei bisogni insoliti del compagno sarebbe stato interessante. Ma è solo accennato e si perde fra troppe cose inutili. Per me un pomeriggio sprecato nella noia.

lunedì 27 marzo 2017

Di corsa verso il precipizio


Nell'ultimo post avevo confrontato l'attenzione sull'ultima futile battutaccia di Renzi alla disattenzione per gli ultimi fatti di cronaca: clochard bruciati vivi, adolescente che uccide il padre "per scherzare un poco", bullismi vari, etc. Molti commenti, ma tutti sulle prodezze renziane (in genere contro). Ne dovrei dedurre che ho torto io e che Renzi sia giustamente più interessante del declino della convivenza e della ragione. Ma non ne sono convinto. Ora ad Alatri (Frosinone) un branco assassino toglie la vita a un giovane a forza di sprangate. Forse il ragazzo aveva osato difendere la sua ragazza con qualche parola di troppo (secondo il branco). Intollerabile. Insopportabile. Non si può non uccidere. Attimo di totale sconforto. Davvero non stiamo facendo nulla per evitare il precipizio.E delle battute di Renzi davvero non mi importa nulla.

domenica 26 marzo 2017

Battute e tragedie


Bisogna prenderne atto. Suscita attenzione l'ennesima battutaccia dell'ex premier: "Quelli di DP non avranno quelle tre poltrone per le quali si sono scissi". Pare che sia molto importante ed originale. E intelligente, pare. Orlando ed Emiliano non ci riuscirebbero. Loro non ci procurano passione e non ci riempiono la vita. Infatti l'imperdibile battuta suscita più attenzione dell'ennesimo omicidio del genitore da parte di un adolescente in una normale e felice famiglia italiana. Variante dell'assassinio di un clochard cui si dà fuoco, di un amico cui si taglia la gola per provare un'emozione forte.Variante del bullismo feroce. Variante di una generazione che si sta distruggendo. Si aspetta una politica che si occupi di cose serie. .

sabato 25 marzo 2017

Francesco o l'Europa


Impressionante il confronto. Fra il milione di persone festanti per Francesco a Monza e le poche migliaia a Roma divise fra euroscettici, eurofobici, ed eurofili. Cortei che stentano a partire cercando di raggiungere un numero decente. Poco credibile la spiegazione della paura. Che non dovrebbe essere minore a Monza. Forse l'Europa non fa innamorare, ma neanche troppo arrabbiare. A parte elogi o insulti di circostanza. Forse Francesco convince assai più. Benché o perché inclusivo verso periferie e carcerati. Uomo dei ponti contro gli uomini dei muri. Forse è più facile per lui perché il Vangelo non subisce le barriere e le contraddizioni della politica. Forse. Mai però così forte lo scarto. Fa pensare.

martedì 21 marzo 2017

La sinistra che non vuole contare


Fra le molte cose che non mi tornano, quella che mi torna di meno è la divisione della sinistra. Se sinistra significa “eguaglianza”. Che molte siano le versioni della cosiddetta “sinistra” è un fatto. Comprendo ed accetto che ci sia una sinistra più attenta all'eguaglianza di quelli che sono lontani nello spazio. Ed una attenta più attenta ai bisogni di quelli che verranno. Comprendo che ci una sinistra più “nazionale”, una sinistra più disponibile alle contaminazioni, etc. Comprendo che si voglia essere parte di una comunità in cui sia massima la condivisione, anche in un partitino dello 0,1%. Ma escludo che non sia possibile un rapporto -alleanza, federazione, etc.- attorno ad obiettivi minimi condivisi. A meno che non importi nulla incidere ora e subito. A meno che non conti solo la testimonianza di ciò che sarebbe meglio e che sarebbe giusto. Credo sia così. Conta solo la testimonianza e la purezza. Che si sposa benissimo con la vanità protagonista dei leader. Meglio essere primi nel piccolo villaggio che secondi a Roma. Sicché fra i miei amici fb ho aderenti a DP, a SI, a Possibile, a PCI, a Rifondazione, ma anche a Lega dei comunisti, Comunisti democratici, Comunisti ed anarchici e via dicendo. Tutti convinti di avere ragione, tutti convinti di aver capito il mondo. Nessuno disposto a compromessi o accordi. Tutti felicemente rassegnati a non contare nulla.

lunedì 20 marzo 2017

Il formalismo delle norme


Ogni tanto dovremmo ripassarci il significato e lo scopo di norme cui siamo soggetti. Se non lo facciamo, il rischio è di precipitare nel paradosso burocratico nel quale lo scopo scompare e rimane il fastidio. Ci pensavo ieri in farmacia. C'era con me molta gente in attesa del proprio turno, tutti stretti in poco spazio con “scusa qui e scusa lì”, al di qua della linea blu della distanza di cortesia su cui nessuno osava mettere piede. La farmacista spiegava ad una cliente come gestire una cura in pillole per disturbi del ciclo. “Cominci 5 giorni prima del ciclo. Poi interrompa se (omissis), ricominci quando (omissis)”. La cliente chiedeva spiegazioni sottovoce. La farmacista rispondeva sempre con voce squillante da soprano. La cliente – buon per lei – non mi sembrava imbarazzata. Lo ero di più io. Forse un mio difetto. Ma se questa della privacy è una remora superata perché non liberarci della inutile striscia di cortesia? E se invece non è superata perché non sostituire la distanza di cortesia da tappi di cortesia per le orecchie? Spero, in attesa, che quando avrò bisogno di farmaci e spiegazioni per prostatite o disturbi intestinali la sorte mi dia in dono una farmacista dalla voce rauca. Ok, niente di tragico. Ma sono convinto che qualcosa di simile e di peggio il formalismo delle norme faccia succedere alle oneste persone che chiedono di aprire un'impresa nel mentre le norme restano un colabrodo per le imprese mafiose.
P.S. Mi sono ricordato di quella scena di non so quale film di Woody Allen, giovane. Lui che nell'affollato negozio di giornali nasconde una rivista porno fra giornali serissimi. E va alla cassa. Il proprietario si adopera a fare il conto. Ma non legge un prezzo. Si rivolge, urlando, alla moglie: "Quanto costa Perversioni erotiche"? Indimenticabile il panico di Woody Allen.

sabato 18 marzo 2017

Italia senza timone


Che il M5S non sembra poter guidare l'Italia, neppure se stravincesse, mi pare quasi scontato. Ma neanche il PD oggi ha un progetto e un timone. La retromarcia del governo Gentiloni sui voucher e sugli appalti è da brividi. Di fatto la sconfessione totale di una futile narrazione che ha distratto per tre anni l'Italia affondante. Retromarcia evidentemente condivisa dal boss alle spalle. "Non si può dividere l'Italia su questi temi" è l'esatto contrario di quanto Renzi e Poletti dicevano prima: "Non si possono rinnegare norme giuste solo per evitare un referendum". Urge un timoniere migliore di Schettino, un timoniere astemio, dal polso fermo. Urge che attorno al timoniere l'equipaggio vigili e assicuri il cambio.
P.S. Davo per scontato che si debba sapere dove andare.

venerdì 17 marzo 2017

Fidatevi di me


Mi trovo in imbarazzo. Dovrei riabilitare Erdogan di cui ho detto sempre malissimo. E' vero che sotto sotto tutti i leader delle democrazie depotenziate sottintendono un "fidatevi di me" cioè "non pensate troppo; non serve; fidatevi di me". Però non lo dicono. Conservano il simulacro della democrazia. Invece Grlllo lo dice. Le comunarie a Genova danno un risultato sgradito. Vince con ben 362 voti Marika Cassimatis, sul Blog di Beppe Grillo che non è di Beppe Grillo. Vince col voto aperto a tutti gli iscritti in Italia al M5S. Ma Grillo annulla il voto e il nuovo voto premia che quello che prima era seciondo, L;uca Pirondini. Che peraltro ora è l'unico candidato. Questo va bene a Grillo. Perché tutto questo? In base a quale regola? E Grillo risponde: fidatevi di me.
P.S. Cresce in me la nostalgia della Prima Repubblica

L'egiziano molto italiano


Del fatto che noi italiani - i giovani soprattutto - siamo, per ragioni che non conosco, primatisti (e ossessivi) nel consumo di cellulari, ho avuto empirica conferma, dopo quella di cui ho detto in altro post, stamattina. Vado a prendere, con mia moglie, sole e caffè nel bar storico dell'isola pedonale. Ai tavolini gente di ogni età e di ogni nazionalità. Gli stranieri concentrati col mitico cappuccino. Ci sono anche due giovanissimi fidanzati, italiani. Col cellulare sul tavolino. Ovviamente. Parlano pochissimo. Il cameriere, egiziano, ma molto, molto italiano, chiede cosa desiderino. "Due cornetti" "E da bere"? "Niente". Lui capisce. Lui, molto italiano, che ci fa strapagare, come da listino al tavolo, due caffé comprensivi del sole e della gradevole piazza, suggerisce alla coppia giovanissima di scegliere e pagare i cornetti alla cassa e portarli da soli al tavolino. Esempio di giustizia distributiva italiana, fai da te. I fidanzatini consumano velocemente i due cornetti. Poi. ognuno col suo cellulare, loro vicinissimi e lontanissimi, ognuno col suo mondo distante.
P.S. Chissà perché non ho nessuna voglia di parlare di Lotti, Minzolin e cose così.

giovedì 16 marzo 2017

Più forte di Eros

A Riomaggiore, in vacanza, mia moglie ed io ci sediamo su una panca per condividere un buon cartoccio di pesce fritto. Sulla panca di fronte due giovani seduti come usano i giovani innamorati, l'uno di fronte all'altra, con le gambe intrecciate, si baciano. Lo fanno nel modo che non era consueto ai miei tempi: indifferenti alla gente attorno o forse col gusto di esibire la loro passione. Bene. Però mi accorgo che la passione non è di entrambi. E' solo di lui. Lui con i suoi baci lunghi e profondi. Che tolgono il respiro. Infatti lei si disimpegna ripetutamente. E sapendo che non avrà pace a lungo, sbircia l'iphone poggiato alla sua sinistra. Lui ricomincia. Nuova apnea. E lei ripetutamente si libera per sbirciare un po' l'iphone e i segnali del mondo, luminosi o sonori. Per un po' mi viene da pensare: ora lui si arrabbia e le sgancia un ceffone. Ma no, gli sta bene così. Non credo inventeremo qualcosa di più sconvolgente della rete, la più grande scoperta dell'umanità, più micidiale dell'atomica. Quella che ci cambia tutti. Che pian piano spegne anche l'eros. Ed io, retroguardia, fermo al gusto del pesce fritto. 

mercoledì 15 marzo 2017

La badante amorosa


Nel pomeriggio di sole sono preso dall'osservare la vita degli altri nel cortile del palazzo di fronte. Ora si tratta di una anziana in carrozzina. Una giovane donna, munita di pinzette, la depila a lungo sul viso. Con grande dedizione. Do per scontato che sia una badante. Ma perché poi? Potrebbe essere una figlia amorevole. No, tendo ad escluderlo. Un po' perché è bionda e sembrerebbe slava. Un po' perché mi è difficile pensare a tale devozione filiale. La carrozzina ora è spinta verso casa. La mia conclusione è che la badante abbia fatto bella la signora prima di portarla a casa di una figlia. Beh, abbiamo deciso che la vita debba durare sempre di più. Chissà perché. E con la bellezza possibile.
P.S. Pensieri oziosi in attesa che il nipotino mi chieda aiuto per il latino.

I cinesi alle Cinque Terre


Dalla mia breve vacanza alle Cinque Terre ritorno con belle visioni, piacevoli e faticose passeggiate e nuovi sapori. Ma anche con con qualcosa che non riesco a mandare giù. Quel negozio cinese a Monterosso, con brutture insensate. E un senso di rabbia impotente. Come la conferma che stiamo distruggendo un Paese. Stiamo spremendo la bellezza dell'Italia come un limone. Con i contadini riconvertiti in affittacamere, i terrazzamenti abbandonati che periodicamente presentano i conti e le brutture cinesi. E la cattiva globalizzazione che cancella paesaggi, profili e identità.
Aiuto!

martedì 14 marzo 2017

Quelli che si amano oggi

Sul trenino di Ostia, quello che chiamano il più disastrato servizio ferroviario d'Italia, finora, in 9 anni, sono stato fortunato. Non mi è mai capitato che il trenino si fermasse per guasto meccanico, come è capitato quasi a tutti. Giorni fa però, mentre viaggio verso Termini per la mia vacanza, il treno si ferma a San Paolo. Ma non è per un guasto. Sento rumori provenienti da una carrozza più avanti. Fermi senza saperne il motivo. Poi vedo due militari correre, coi fucili in mano, verso la testa del convoglio. Passano i minuti. Vado avanti allarmato perché se il trenino si ferma perdo la coincidenza. E già mia moglie mi sta contestando per non avere anticipato la partenza. Finalmente un ragazzo lì avanti mi spiega. Due fidanzati avevano preso a “menarsi” mi dice. Il macchinista non riparte se quelli non scendono. Ha chiamato i militari. Ma quelli non possono costringere con la forza gli innamorati (?) a scendere. E la polizia non arriva. Mentre mi chiedo a cosa servano i militari, il nervosismo cresce. Molti passeggeri scendono in cerca di altre soluzioni. Penso che eventuali sabotatori dell'economia nazionale (P2, P3 o P4) potrebbero utilizzare bande di fidanzati che si menano piuttosto che bombe, spread o governi di emergenza. Poi finalmente la buona novella. I due innamorati (diciamo così...) sono scesi. Si riparte.
Al ritorno dalla mia vacanza alle Cinque Terre, sul trenino di nuovo due fidanzati (o qualcosa di simile). Bianchi cadaverici, vestiti di nero, zeppi di piercing. Lei molto bella, mi pare di capire. Poi mia moglie mi fa segno di alzarmi e cambiare posto. Che c'è? La ragazza sta piangendo. Piange in silenzio. Credo di aver capito che sono due ragazzi “emo”. Quelli che amano atteggiarsi così. Quelli per cui non c'è motivo di sorridere, ma molti motivi per piangere ed essere tristi. Lo spiego a mia moglie per quel poco che ne so. Per tranquillizzarla. Per farle capire che non rischiamo che si “menino” e che il trenino si fermi.

Tempo di repliche


Torno da una vacanza di 4 giorni con intenzionale astinenza dalla rete, dalla TV e praticamente da ogni notizia, tranne titoli dei giornali. Accipicchia, ora ho l'impressione che non sia successo niente. O meglio che si sia riavvolto il nastro all'indietro. C'è lui che al Lingotto deride gli scissionisti che “credono di essere a sinistra perché cantano bandiera rossa”. Ma non l'aveva già detto – fra applausi scroscianti alla Direzione del PD? Forse gli anno chiesto la replica. C'è sempre lui che afferma che la sinistra è Marchionne. Ma non l'aveva detto mesi fa? Tempo di repliche. Anche Montalbano ieri sera propone una replica. Infatti vado a letto.

mercoledì 8 marzo 2017

Un 8 marzo di lotta delle donne, anche per gli uomini



Qualunque cosa io decida di dire su questo 8 marzo di lotta so di correre il rischio di essere contestato o addirittura bannato da amiche militanti. Corro il rischio. Perché non avrebbe senso non dire nulla su questa giornata mentre dico qualcosa su temi ed eventi assai meno importanti. Premetto che ho una moglie, tre figlie e due nipotine che inevitabilmente sono il mio ponte con l'altra metà del cielo. E so bene di appartenere al genere che fin qui la storia ha favorito. So dello scambio ineguale fra le coppie: fra i miei genitori, i miei nonni, me e mia moglie. Mia madre negli ultimi suoi anni mi ricordava spesso qualcosa di cui prima non aveva mai parlato. Al conseguimento della terza media suo padre le aveva detto: “Può bastare”. E la aveva chiamata con se in negozio. Mentre mio zio continuava naturalmente i suoi studi fino alla laurea. A mia madre non veniva in mente di poter contestare. Leggeva avidamente il i libri liceali di suo fratello. Per tutta la vita ha sofferto come di una amputazione mai dichiarata, forse neanche a se stessa, fino alla vecchiaia. So delle donne della mia famiglia (moglie, figlie) impegnate nel lavoro e consapevoli di dover pagare un prezzo supplementare di impegno per raggiungere traguardi pari a quelli dell'altro genere. So di avere goduto dei privilegi del mio sesso. So che non è facile rinunciare a tali vantaggi, se non con la ribellione delle donne. So anche che l'eguaglianza sarebbe ed già è penosa per me e per tutti gli uomini. Ma so anche di pagare insieme agli altri uomini il costo immane dello spreco della metà del mondo. So che avrei incontrato medici, ingegneri, politici migliori, se la selezione fosse avvenuta senza la corsa ad handicap assegnata alle donne. So che oggi starei meglio. Perciò non moralisticamente, ma lucidamente ed egoisticamente auguro il successo di un 8 marzo di lotta a tutte le donne. 

domenica 26 febbraio 2017

Gli indigeni e i nuovi italiani


Per vedere "La locandiera", molto liberamente ispirata alla commedia di Goldoni che studiai a scuola, impiego più tempo nel tragitto che in sala. Trenino da Ostia-metro- Termini- via Giolitti fino all'Ambra Jovinelli. Non ricordavo così via Giolitti. Tutta negozi, nessuno negozio italiano per circa un kilometro. Bottiglie di birra sui muretti, alcune a terra. A terra un po' di tutto, comprese varie secrezioni animali ed umane che costringono ad una estenuante gimkana. E nell'aria un odore strano in cui il kebab è forse prevalente. Godo moderatamente l'interpretazione di Laura Morante,molto se stessa. Poi torno a casa. Mi diverto di più al ritorno in trenino. Prima spio il tablet di un inglese accanto a me che ripassa il suo italiano con frasari tipici tradotti. Tutto ok. Tranne a un certo punto una frase. "Mi presenta mia moglie"? Non riesco a leggere il testo inglese di cui quella sarebbe una traduzione. Mi allarmo un tantino pensando al mondo delle macchine che traducono e non solo. Poi ho davanti a me una famigliola che è tale e quale una famiglia italiana. Solo che decido che è filippina da molti indizi. L'uomo, marito e padre, stravaccato a dormire; la madre e due figlie di 8 e 13 anni più o meno. Accanto a me due ragazzi italiani, uno velocissimo con lo smartphone, tutto il tempo ad abbattere mostri, l'altro a chattare, mi pare. E quella madre fiippina (immagino una badante) che non dà tregua alla piccola. Tabellina, del 4, del 5, del 6, etc. Ogni tanto la più grande interviene facendo la sorella maggiore, sempre rimproverata dalla madre. Tutte in un italiano perfetto, addirittura con i congiuntivi che gli "indigeni" ormai ignorano. Quindi si passa all'inglese. I colori. Green, brown, etc. La bambina dice uit per white e la madre le fa un'affettuosa scenata.Si dice: "uait".Poi si parla di catechismo, cresima, etc. Accanto a me gli italiani indigeni continuano ad abbattere mostri e a chattare. I filippini salveranno l'italiano e anche le tabelline. E forse anche il lavoro. .

mercoledì 22 febbraio 2017

Perplesso, parte seconda: applausi a destra e a manca


Oltre al low cost della prostituzione in Grecia, altri servizi mi hanno dato molto da pensare, ieri, seguendo di Martedì. Di Bersani mi è piaciuta .l'onestà intellettuale con cui ha preso le distanze dalle narrazioni di destra e sinistra riguardo il governo Monti, anche in un confronto in diretta con Elsa Fornero. In sintesi quel governo attuò provvedimenti impopolari, necessari per dimensione, ma che avrebbero potuto avere un segno diverso nel segno dell'equità. “Abbiamo dimenticato lo spread oltre i 500 punti – chiede Bersani – noi che ora siamo terrorizzati per lo spread a 200”? Applausi ripetuti del pubblico in studio a Bersani e qualche applauso anche all'ex ministra. Applausi anche quando Bersani contesta l'abolizione indiscriminata dell'Imu, nonché la narrazione berluscon-renziana della riduzione della pressione fiscale tout court ovvero del “non mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Pubblico di sinistra? Poi arriva Salvini. Immancabile. Propone per l'ennesima volta la flax tax ovvero una tassazione del 15% indifferenziata sui redditi di poveri, ceto medio e ricchi. Tutti pagherebbero le tasse – dice Salvini – e il saldo per lo Stato sarebbe positivo. A parte che abbassare le tasse stimolerebbe investimenti nazionali e dall'estero, stimolerebbe i consumi (immagino anche di champagne, slot machine e prostituzione). Ricetta opposta alla famosa e ingiuriata “decrescita felice”. Applausi scroscianti. Come per Bersani. Solo più intensi e più lunghi. Da parte dello stesso pubblico di prima. Immagino che quelli fra il pubblico che sono tassati del 16% calcolano che risparmierebbero l'1%. Quindi, bravo Salvini! Non è il caso di dubitare evidentemente che il risparmio di un 1% di irpef sarebbe strapagato con la privatizzazione di sanità, scuola, trasporti, etc. Ma appunto, i populisti sono bravissimi ad esibire paradisi nascondendo la polvere delle diseconomie e delle ingiustizie sotto il tappeto. Poi, come da copione, Salvini mostra i benefici effetti dell'uscita dall'euro e dalla Europa. Applausi vibranti. Ma segue l'intervista a Salvatore Rossi, direttore della Banca d'Italia. Praticamente demolisce, pur senza citare il leader della Lega, l'intera narrazione eurofobica salviniana. E disegna scenari catastrofici se il progetto di Salvini si realizzasse. Contesta anche la favola salviniana (ma un po' di tanti) di uno sviluppo precluso da Bruxelles che non ci consente di indebitarci. Non risultano storicamente casi di sviluppo avviati dal debito disinvolto. Dice su questo cose simili a quelle di Bersani che aveva proposto di chiedere all'Europa solidarietà nell'accoglienza piuttosto che sforamenti di due miliardini. Che, per inciso, nella narrazione populista sembrano due miliardi che l'Europa ci ruba, piuttosto che miliardi sottratti alle generazioni future. Non potevo crederci: applausi anche al direttore della Banca d'Italia. Non proprio intensi come al leader della destra, ma quasi. Dallo stesso pubblico che prima aveva applaudito Bersani e poi Salvini. Sono stato attento: erano proprio gli stessi. Conclusione. Vado a letto stremato e coi capogiri. Con una provvisoria conclusione. Il mondo sarà distrutto da quella che a sproposito chiamiamo “democrazia”. Che, senza iniezioni massicce di istruzione e ragione, ci consegna a votare contro noi stessi.