lunedì 15 maggio 2017

Ieri sera parte seconda: gli antipatici talvolta efficaci


Poi, ieri sera, dopo Veltroni e la cena, ho ho seguito "Operai" dell'antipaticissimo Lerner. Bello il servizio. Prima le interviste ai paria del lavoro di quest'epoca. A partire dai lavoratori e dalle lavoratrici (soprattutto) impegnate in cooperative di pulizia. Racconti di lavoro sottopagato (3 euro l'ora), di spezzoni di lavoro sommati (4 ore qui, 3 ore lì, etc.), di una lunghissima giornata di lavoro, spesso donne unica fonte di reddito in famiglia. Lerner ha seguito quelle donne fin nell'impegno di pulizia dei water. degli uffici. Opportunamente giacché il senso del servizio era largamente questo: sono meno retribuiti i lavori più sgradevoli. Curiosamente molte interviste si aprivano col sorriso delle intervistate forse gratificate dall'improvviso protagonismo e si concludevano con lacrime. Come se, raccontandosi a Lerner, le addette alla pulizia si accorgessero improvvisamente della propria condizione di infelicità. Ho interpretato il servizio come una denuncia della follia del mercato del lavoro. Sia perché il mercato non può che punire l'offerta abbondante dei lavori meno qualificati e più sgradevoli e penosi. Sia perché premia e punisce lo stesso lavoro a seconda del territorio in cui è praticato. Oltre alle donne addette alle pulizie si intervistavano badanti. Una raccontava di avere lasciato soli in Romania figli minorenni e di averli rivisti dopo tre anni. Un'altra incredibilmente raccontava che aveva scelto di fare la badante in Italia lasciando la madre in Romania accudita da una badante romena. Insomma viveva col differenziale retributivo fra badante in Italia e badante in Romania. Poi il confronto con i "privilegiati" (virgolette, virgolette) operai di Luxottica. Che non puliscono water ed hanno contratti quasi sempre stabili. E che però hanno dovuto accettare lo scambio (inutile dire "ricatto" perché il ricatto è sostanziale nello scambio fra più forte e più debole) di anticipare alle 5 del mattino l'apertura in cambio della rinuncia a delocalizzare. Riflessioni? Quel che volete. La prima per me è l'esigenza di un internazionalismo sindacale.